La scuola italiana è ostaggio di una gestione emergenziale che si è cronicizzata. Il sistema delle reggenze, nato come strumento eccezionale per coprire temporaneamente i posti vacanti da dirigente scolastico, si è trasformato in una prassi consolidata che indebolisce l’intera struttura educativa. Una condizione paradossale, se si considera che esiste una graduatoria di vincitori di concorso (DM 107/2023) pronti a garantire quella stabilità di cui gli istituti hanno un bisogno essenziale. E sono proprio questi ultimi – con una nota stampa – a sottolineare le stridenti contraddizioni del sistema.
Affidare un istituto a un dirigente reggente significa, di fatto, dotarlo di una guida a tempo determinato, con poteri e prospettive limitati.
Tra l’altro, tale prassi impedisce lo sviluppo di una visione a lungo termine e di una progettualità didattica continuativa.
Il dirigente reggente, già oberato dalla gestione della propria scuola di titolarità, non può dedicare l’attenzione necessaria alle complessità di un secondo istituto.
Ne consegue un’amministrazione rallentata, un corpo docente privo di un punto di riferimento stabile e una comunità scolastica orfana di una leadership forte. Il sistema delle reggenze si rivela, quindi, non una risorsa, ma un fattore determinante di precarietà.
Il Sistema delle Reggenze e le Misure Palliative del Ministero
Con il Decreto n. 129 del 2 luglio 2025, è stato disposto un aumento di 254,5 esoneri per i docenti collaboratori nelle scuole oggetto di dimensionamento.
Sebbene la misura possa offrire un supporto operativo, essa non risolve il problema alla radice, ma si limita a tamponare le falle di una gestione inefficace.
Si tratta di un palliativo che finanzia figure di supporto per affiancare un dirigente, quando a mancare è proprio una figura dirigenziale stabile. Si sceglie, pertanto, di sostenere un’impalcatura precaria anziché costruire fondamenta solide attraverso l’assunzione dei vincitori di concorso.
La Logica del Risparmio e le sue Conseguenze sull’Istruzione
La logica sottesa a queste scelte sembra essere quella del risparmio a ogni costo.
La frase “non genera nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, presente in molti provvedimenti, è diventata il pilastro di una politica che sacrifica l’efficienza del servizio pubblico sull’altare del bilancio.
Una strategia che, negli ultimi vent’anni, ha colpito con la stessa intensità sia il mondo della scuola sia quello della sanità, considerati più come centri di costo da tagliare che come investimenti per il futuro del Paese.
Il risultato è un progressivo indebolimento delle istituzioni, che perdono la loro capacità di rispondere in modo adeguato ai bisogni dei cittadini.
Superare la Precarietà: la Risposta dei Vincitori di Concorso
La via d’uscita da questa situazione di stallo esiste ed è chiaramente delineata. I vincitori del concorso riservato non chiedono privilegi, ma l’applicazione di un loro diritto e, soprattutto, una risposta concreta alle necessità delle scuole.
La loro immissione in ruolo è l’unica via per smantellare il sistema delle reggenze e restituire agli istituti una guida stabile e autorevole.
Un passo imprescindibile per garantire una gestione efficiente, alleggerire il carico di lavoro dei DSGA e, soprattutto, assicurare a ogni studente il diritto a un’istruzione di qualità, guidata da una leadership presente e pienamente operativa.
Comunicato stampa
“La scuola italiana continua a essere vittima di un sistema di gestione che somiglia sempre più a una soluzione di emergenza strutturale. Mentre la macchina amministrativa proclama a gran voce interventi correttivi, come l’aumento delle posizioni di esonero e semiesonero per i docenti collaboratori, resta incomprensibile — e politicamente grave — l’ostinazione nel non voler utilizzare le graduatorie già pronte dei vincitori del concorso riservato per Dirigenti Scolastici (DM 107/2023), che potrebbero porre fine a una delle principali piaghe del nostro sistema educativo: le reggenze.
Le reggenze: un sistema che non funziona
Come denunciato da anni da associazioni e sindacati di dirigenti scolastici, le reggenze non rappresentano una risorsa ma un male endemico. Centinaia di istituti in tutta Italia sono affidati a dirigenti reggenti, già titolari in altri istituti, sovraccarichi di compiti e responsabilità. Le conseguenze? Una scuola senza guida stabile, senza continuità progettuale, con un’amministrazione inceppata e un inevitabile peggioramento della qualità dell’offerta formativa, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.
La contraddizione dell’amministrazione
Nel frattempo, con il Decreto n. 129 del 2 luglio 2025, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficializzato la distribuzione di 254,5 esoneri aggiuntivi per docenti collaboratori nelle scuole oggetto di dimensionamento. Una misura utile, ma che — come denunciato da Dirigentiscuola — è una “toppa” che non risolve la vera emergenza. Si tratta infatti di un palliativo che affianca figure di supporto al dirigente, quando mancano i dirigenti stessi.
E la contraddizione si fa ancora più stridente: mentre si moltiplicano decreti, norme transitorie e risorse per mantenere in piedi un sistema precario, esiste una graduatoria di nuovi dirigenti già formati, già valutati, già pronti all’immissione in ruolo. Eppure, si preferisce continuare con le reggenze, con tutto il danno che esse comportano per la didattica, l’amministrazione e il benessere della comunità scolastica.
Una scelta (in)politica
L’impressione è chiara: si preferisce una gestione del personale che riduce al minimo le assunzioni stabili, perché “non genera nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica” — una frase che ricorre puntualmente nei decreti ministeriali, come un mantra contabile che ha però dimenticato il significato della parola “scuola”.
Non si tratta di incapacità, ma di scelte. Scelte che, pur nel rispetto delle compatibilità economiche, continuano a penalizzare il diritto all’istruzione in nome dell’equilibrio di bilancio.
Una scuola, un dirigente: è davvero un obiettivo?
“Una scuola, un dirigente” non è uno slogan vuoto, ma una richiesta concreta. I vincitori del concorso riservato chiedono semplicemente di essere immessi in ruolo. Le scuole hanno bisogno di una leadership stabile, non di soluzioni temporanee mascherate da innovazione organizzativa.
Nel frattempo, aumentano i carichi sui DSGA, si moltiplicano le complessità gestionali, e si rischia di lasciare indietro proprio quegli studenti che più avrebbero bisogno di una scuola efficiente, capace, reattiva.
La stessa logica nella scuola e nella sanità
Purtroppo, ciò che accade nella scuola è specchio di una più ampia strategia che riguarda anche la sanità pubblica. Da almeno vent’anni, governi di ogni colore, sia di destra che di sinistra, hanno scelto la strada del risparmio sistemico proprio nei settori più sensibili: l’istruzione e la salute. Invece di investire con lungimiranza, si è preferito tagliare, accorpare, centralizzare.
Oggi ne paghiamo il prezzo: nella scuola come negli ospedali, si è smarrito il senso della presenza, della prossimità, della responsabilità diretta.
È tempo di scelte coraggiose
Se davvero si vuole riformare il sistema scolastico, la strada è una sola: eliminare le reggenze e immettere in ruolo i dirigenti vincitori di concorso. Continuare a procrastinare significa accettare il declino come unica prospettiva.
La scuola italiana merita di più. E lo meritano, prima di tutti, i suoi studenti.”